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Cane attraversa la strada all'improvviso e provoca un incidente: due donne ferite


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Paese

Dati Generali
Il paese di Villaputzu
Il paese è situato in un tratto pianeggiante creato da depositi alluvionali della foce del Flumendosa, a ridosso delle colline del Sarrabus. Nelle campagne si possono raccogliere asparagi selvatici e funghi, mentre il mare offre splendide spiagge. Interessante il patrimonio gastronomico con i culirgionis, gli arrosti di carne e pesce e i dolci tipici. Sono assai interessanti anche i depositi fossiliferi di calcare del periodo Siluriano e le discariche delle miniere di Gibas e S' Acqua Arrubia, attive nei primi anni di questo secolo per la coltivazione di argento e galena argentifera. Non mancano le grotte (Castello di Quirra e Buddidroxia), visto il territorio particolarmente ricco di acque.
Il territorio di Villaputzu
Altitudine: 8 m
Superficie: 181,28 Kmq
Popolazione: 4.831
Maschi: 2.400 - Femmine: 2.431
Numero di famiglie: 1.707
Densità di abitanti: 26,6 per Kmq
Farmacia: via Nazionale, 38 - tel. 070 997052
Guardia medica: (Muravera) - tel. 070 6097737
Carabinieri: via Nazionale, 171 - tel. 070 997022


Storia

CHIRRA (Sardegna) [Quirra], che i Sarrabesi dicono Cirra, e alcuni scrivono Quirra, regione ora annessa al Sàrrabus, e in altri tempi separata in una distinta curatoria del regno Caracense. Ora comprendesi nella provincia d’Ogliastra. Confina a tramontana con quest’antico dipartimento o giudicato che ancor dicevano a levante col Tirreno, a mezzodì con la Foràda del Sàrrabus, a ponente col Cardìga, che erane parte. La sua lunghezza dalla gola di Gennarrei fino al capo Sferracavallo sarebbe di miglia 14, la larghezza di miglia 4; e qui si intenda escluso il Cardìga. Ma siccome Tertenia è stata aggiunta al dipartimento della Ogliastra, così deve essere raccorciata la prima misura di circa 3.

Siccome dice il Fara è un paese più montuoso che piano, e atto nelle più sue parti alla pastura piuttosto che alla cultura. I monti principali sono a tramontana: il Serramàri che stendendosi da ponente a levante copre il campo dalla tramontana: a ponente sono quelli che fanno corpo col Cardìga più bassi ma quasi impraticabili; a mezzogiorno è un semicircolo di colline aperto a tramontana, nel quale tra l’eminenza del Piziàgus a occidente e del Crocoriga all’oriente apresi il passaggio alla Forada. Un simile ma minor arco è al suo maestro. Il monte del castello sorge in mezzo la lunghezza della regione, e per una catena di colline nella stessa direzione congiungesi col monte di Serra-mari.

Sono distinte due pianure, una che dicono il campo di Cirra, altra la gola (su guttura) di Cirra.

Le terre più fertili sono nella prima, tra le quali è meritamente più vantato il distretto di Geléa. Nella gola di Cirra non mancano de’ grandi tratti, dove l’agricoltore raccoglie messi copiose.

I villaputzesi hanno in Cirra maggiori diritti che gli altri foradesi. Essi soli vi possono seminare salvo in un lungo tratto sotto le rupi del castello che hanno per sè i sanvitesi. E questi però e i mureresi possono portarvi a’ pascoli il bestiame.

Cirra è un luogo di poche acque, e queste non tutte durano nella estate.

Il fiume Acquafrisca che la traversa scorrevi dalla Ogliastra, e rade le falde a ponente e mezzodì del collo del castello. De’ suoi confluenti si è detto nell’art. Cardiga, dei quali gonfiato nella stagione invernale spesso soperchia le sponde e si riversa in una grande inondazione.

Il Tinticàno che viene dai monti di Villaputzu muore come inoltrasi la primavera. D’inverno gitta le acque in Fiume-lungo che è un canale obbliquamente appoggiantesi alla spiaggia, e scavato, secondo che lice congetturare, dagli antichi popolatori per arrestare i barbereschi in qualche improvvisa irruzione: nel littorale della vicina Foràda ve n’ha tre simili, e inclinati quasi nel modo istesso, i quali quasi mi è certo fossero fatti per ostacoli al nemico.

L’Arrizzòne viene dai monti dell’Ogliastra (Jerzu, Ussàssai, Erterzili, Ulàssai) e sbocca alcune miglia sopra Capo-Palmeri.

Nelle colline sono cisti, lentischi, olivastri, mirti, e pochi alberi ghiandiferi. Ne’ monti alla sponda del Cardìga frondeggiano in molti siti queste utili piante, e vi apparirebbero più frequenti se il fuoco non vi fosse pasciuto nel 1823. Anche in Serramàri un vastissimo incendio denudava molte parti delle sue coste.

Questa regione da Gennarrèi all’Arrizzone sarìa un vero deserto se non fossero nel campo alcune capanne per gli agricoltori nel tempo delle operazioni del-l’aramento e della messe, e qua e là meschini casali per li pastori.

Innanzi che fatalmente dalle guerre nazionali e dalle incursioni di barbari avvenissero quelle rovine che deplora il viaggiatore, massime ne’ littorali, e che la mortalità per le pestilenze non avesse consumate le misere reliquie, erano in questa regione, non computatasi Tertenìa, per lo meno quattro luoghi abitati, quanti sono dal Fara ricordati nella sua corografia, e nominati Ullo, s. Pietro, Lentisco, e borgo di Chirra. La situazione di quest’ultimo è ben certificata dalle rovine che veggonsi a piè del castello, da una caverna quadra scavata presso alla sponda del fiume nella radice delle rupi del castello, e dalla tradizione che ivi la designa, e dichiara la ragione del nome, che ancora ritiene una vicina eminenza sa giba (collina) dessa giustizia per lo supplizio cui in questo luogo il barone infliggeva ai delinquenti; nè cade dubbio su quella di s. Pietro, giacchè presso la chiesetta intitolata da questo santo vedonsi vestigie di antiche abitazioni. Mentre con simili indizi di antica popolazione appariscono presso s. Nicolò, e presso s. Barbara, non c’è onde definirsi quale fosse detta Ullu, e quale avesse nome Lentiscu.

Chiese. Delle non poche che servivano alla religione de’ cirresi in una sola e una sola volta all’anno si celebrano gli uffizi divini. La quale denominata da s. Nicolò troverai alla destra del fiume sulla falda del monte di suo nome d’incontro al castello tra molte casipole dette posàdas edificatevi per ricovero de’ devoti. I villaputzesi vi portano sur un carro il simulacro del santo tutti gli anni nel sabbato alla terza domenica di maggio, e nel riportano nel prossimo lunedì. Grandissimo numero di gente da Villaputzu e s. Vito segue il sacro carro, e quale a piedi, quale in sella, quale a tracca. Da Tertenìa conviene pure un buon numero di persone, e prende parte ai divertimenti. Le altre già da qualche tempo esecrate sono s. Lorenzo a destra della via da Gennarrei al castello, s. Maria Dessu Claru in un ripiano di detto monte, s. Barbara a destra del fiume Acquafrisca in Cubingius. Procedendo nella gola di Cirra verso tramontana troverai a destra del fiume s. Michele, Santadi, s. Pietro; a sinistra s. Elena, nella falda dei colli che congiungono il monte del castello a Serramari.

Norachi. Ne appariscono ancora circa a 20, dei quali alcuni in buono stato, e con costruzioni d’intorno.

Castello di Chirra. Sopra un altissimo colle tagliato in più parti con rupi imminenti, e in quella contro levante e greco alle falde d’un accesso difficilissimo e presso la cresta via più, fondavasi il castello di Chirra, onde fu ed è sinora il nome a tutto il dipartimento. Le mura in presso che tutta la circonferenza furon basate sulla sponda di precipizi spaventevoli. Esternamente vestite di mediocri pietre marmoree, quali li sottostanti scheggi, e con poca arte riquadrate, hanno una spessezza più che fosse stato d’uopo ed una solidità comprovata dalla durazione. Giaccionvi grandi rovine che non ti parranno opera del tempo. Della figura irregolare a darti una qualche idea potrei ravvicinarla a un trapezoide, se non che le linee dei lati minori sono spezzate, ciascuna in due angoli salienti. La circonferenza può computarsi a metri 82, l’area a quadrati 360. Nel-l’apertura di uno degli angoli principali vedrai la bocca di una cisterna, e sotto il lato ragguardante sul fiume e la gola di Cirra poco men che intero il vacuo d’una grandissima vasca rettangolare a serbarvi maggior quantità d’acqua. Sorge ancora in alcun tratto il muro di poco scemato con finestre in certa forma di cannoniere sullo scoscio per lume alle casematte. Nell’area veggonsi alcune linee di murazione per le divisioni interne; ma l’ingombro delle rovine e delle macchie non consentono se ne possa immaginare la pianta. Quale che questa fosse è chiaramente veduta la fortezza della posizione, e come fosse inespugnabile per esterno assalto a qualunque esercito. L’orizzonte che da su quella altezza apresi all’occhio in tutte parti, ma non in là del dorso del Serramari e del pianoro del Cardiga, ha tanta beltà, che è un gran diletto agli occhi; ma non ti inchina sul sottogiacente vallone e fiume, chè non ti rispinga indietro la impressione d’un forte orrore.

Notizie storiche del castello di Chirra. Di esso non è menzione prima dell’epoca, quando cadde il regno caralense. La sua edificazione pare da riferirsi a quei tempi che più valea la potenza dei regoli della provincia.

Smembravalo dal Cagliarese con tutto il dipartimento e con li vicini dell’Ogliastra e del Sàrrabus, e congiungeva al suo stato il giudice di Gallura. Poscia lo ebbe confermato dalla repubblica pisana in mercede dei prestati servigi. Rivendicavasi in altro tempo al regno cagliaritano.

1324. Per la capitolazione di Cagliari venne questo castello in podestà degli Aragonesi.

1334. I Doria, ribellatisi al re di Aragona, cercarono di un traditore che loro vendesse la rocca, mentre era assente l’alcaide. Il governo di Cagliari, avuto lingua di tal trattato, mandovvi alcune genti a piè e a cavallo.

1354. Le truppe arboresi lo assediarono, nè prima partirono che fosse conchiusa la pace di Alghero.

1376. Fu così stretto da quelle, che per poco non venne in poter di Mariano. Nell’anno seguente Ugo-ne suo figlio occupava tutto il dipartimento.

1389. Avendo il Re per sentenza dato lo stato di Chirra (fu eretto questo dipartimento in contea fin dall’anno 1363) a Violanta Carroz, Brancaleone sposo della Giudicessa Leonora stimando fosse questa una usurpazione a danno dell’Arborea, volle sperimentare nelle zuffe e negli assalti i suoi diritti.

1475. Rotta la guerra tra il marchese di Oristano e il V. R. conte di Chirra, gli Arbonesi presero a vessare crudelmente tutti i vassalli del Carroz, massime i Chirresi, il cui paese devastarono.

1646. Nella ribellione di Masaniello avendo Filippo IV inviato in Napoli a comprimerla D. Giovanni d’Austria, fu dal re di Francia speditavi sua flotta nella speranza che quei cittadini invocandolo si porrebbero sotto la sua protezione e dominio. La quale però non che prevalesse, non seppe ostare alle forze spagnuole. Nella fuga, sorta furiosissima tempesta, una delle maggiori navi fu spinta a rompere nel littorale di Chirra e tutta aprissi. Si salvarono sulle arene 400 uomini. I quali, veduto in luogo deserto il castello, vi si ripararono e fortificarono per patteggiare liberi da ogni insulto e danno. Le cavallerie dei vicini dipartimenti non tardarono a comparirvi, e così chiusero loro le vie, che gli obbligarono a rendersi a discrezione.

Littorale di Chirra. Dal promontorio di Sferracavallo, antico limite del littorale della Ogliastra da quel di Chirra a Monterubio, onde cominciava il lido del Sàrrabus sono circa a 14 miglia.

Se muoviti verso austro da Sferracavallo, percorsa una costa scoscesa anderai nella cala di s. Martino cinta da varie pendici e con una valle di pini. Sussegue la sponda dello stesso nome parimente erta, e a questa una spiaggia scagliosa e in là terre basse con piccole eminenze alberate di pini. Ora ecco la foce del fiume Arrizzone che aggregatosi Tertenìa alla Ogliastra essa divide da Chirra.

Quindi dunque il littorale propriamente detto di Chirra aspro in principio per la costa di Sarri con scogli rossigni, dopo la quale è capo Palmeri, e quindi a un miglio e mezzo la Punta e Cala Murtas, seno frequentato assai da’ barbareschi e difeso dalla torre dello stesso nome. Vedi una bella spiaggia in un arco di circa 5 miglia che qui si appoggia al fianco della cala, laggiù a Monte s. Lorenzo. La foce del fiume Acquafrisca è nel mezzo, e di incontro a quel grande scoglio che dicesi Isola di Chirra, e sorge a un miglio e mezzo. Non si avrebbe ai naviganti un bell’arco se quest’arco si incurvasse? Da s. Lorenzo se scorrerai due miglia, quanto si stende la costa francese, arriverai alla meta in Monterubio.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Villaputzu
16 Gennaio: Sant'Antonio Abate
8 Ottobre: Santa Vittoria